IL PESO DELL' APPARENZA
Nel Vangelo di Matteo 23 emerge una figura emblematica: il fariseo che occupa il primo posto nella sinagoga, mentre prega in bella mostra con un cuore pieno di orgoglio, considerandosi migliore degli altri. Questa immagine potrebbe rappresentare chiunque, anche senza esserne consapevole.
Esiste un pericolo reale nel concentrarsi sugli errori altrui – siano essi del coniuge, dei genitori, dei fratelli, degli amici, delle persone che ci circondano – trascurando la propria condizione interiore.
Il cristianesimo autentico non si fonda su un’idea di perfezione umana. Al contrario, il suo fulcro è l’amore incondizionato. Non è una collezione di norme, precetti e rituali per ottenere benedizioni: questa è una distorsione del vero Vangelo. Chi si crede spiritualmente avanzato, teologicamente preparato o custode di speciali rivelazioni dovrebbe manifestare un atteggiamento di maggiore amore e compassione. Invece, troppo spesso questa presunta superiorità si traduce in fanatismo religioso che giudica e condanna.
L’essenza del messaggio cristiano risiede proprio in questo: Dio ha amato l’umanità quando ancora era immersa nel peccato.
Romani 5:8 – "Ma Dio mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi."
Il paradosso più evidente sta nella diversa considerazione dei peccati. Perché alcuni errori, tipicamente quelli più visibili, vengono marchiati con particolare rigore, mentre altri, altrettanto gravi ma meno appariscenti, vengono tacitamente tollerati? Se si volesse applicare un criterio di giudizio coerente, ogni trasgressione dovrebbe essere valutata con la stessa severità. In realtà, si adotta spesso una scala di valori umana che poco ha a che fare con la prospettiva divina.
Questa discrepanza si traduce in pratiche discriminatorie: a chi manifesta peccati "visibili" (come fumare, avere tatuaggi, convivere) viene talvolta negato il battesimo, l’accesso alla santa cena o ruoli di servizio nella comunità. Allo stesso tempo, chi coltiva peccati "invisibili" (l'orgoglio, la maldicenza, la falsità, l’avarizia) ma mantiene un’apparenza irreprensibile continua indisturbato a partecipare a tutte le attività ecclesiali, spesso ricoprendo anche posizioni di responsabilità.
Un esempio lampante di questa incoerenza è il gozzovigliare. Nella Bibbia è messo sullo stesso piano dell’ubriachezza e della lussuria (Luca 21:34, Proverbi 23:20-21), eppure viene addirittura ignorato. Mentre alcuni peccati vengono bollati immediatamente, l'eccesso nel cibo è accettato senza problemi, come se non fosse una trasgressione altrettanto seria. Questo dimostra ancora una volta quanto il giudizio umano sia influenzato più da abitudini culturali che da una reale fedeltà alle sacre scritture che invita i fedeli ad avere anche un equilibrio alimentare.
Gesù stesso ha criticato duramente questa ipocrisia, condannando coloro che "filtrano il moscerino e ingoiano il cammello" (Matteo 23:24)
Questa mentalità non solo tradisce lo spirito del Vangelo, ma finisce per ostacolare l’azione dello Spirito Santo. La fiducia eccessiva in regole e strutture umane, presentate come verità assolute ma prive di solido fondamento scritturale, rischia di trasformare la fede in un sistema settario, lontano dalla libertà e dall’amore che dovrebbero caratterizzarla.
La fede diventa una religione fatta di controlli, divieti e meriti invece che un rapporto vivo con Dio basato sull’amore e sulla grazia. L’enfasi su certi peccati esteriori a scapito di quelli interiori rivela come l’apparenza conta più del cuore, esattamente come accadeva con i farisei del tempo di Gesù.
Ricordiamoci che Dio guarda al cuore, non all’apparenza. Lui ci ama così come siamo e desidera aiutarci a cambiare. Ma il vero cambiamento nasce dal suo amore, non dalla paura o dal sentirsi giudicati.
Questo è il Vangelo autentico!
Grazie per esserti dedicato a questa lettura.
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